Come innovare la ristorazione partendo dalla semplicità: Poormanger

ottobre 16, 2017 - 8 minutes read

Tra le vie del centro di Torino c’è un portatore sano di innovazione, raggiunta combinando prodotti semplici con la tradizione del territorio. Poormanger, infatti, fonda il suo impero sulla patata ripiena: un prodotto universale fondamentale nelle nostre diete e che ben si presta a combinazioni gustose e fantasiose.

Un post condiviso da Patate ripiene -Torino- (@poormanger) in data:

Appena entrati nel locale siamo stati accolti da uno spazio ampio e luminoso che si presenta con un design moderno, carta da parati fiorita e mensole riempite da decine e decine di barattoli e boccacci di pomodori secchi, acciughe, verdure sott’olio e tantissimi altri prodotti.

Siamo stati ospiti di Daniele, uno dei tre soci dell’attività, che ci ha raccontato le origini e i valori di Poormanger, come qualità, servizio e personalizzazione. Non vi nascondiamo che resistere ai profumi provenienti dalla cucina è stato difficilissimo!

Azienda locale: @poormangerCategorie: FoodCittà: Torino

Daniele - Poormanger

Daniele – Poormanger


Chi c’è dietro l’idea di Poormanger?

Poormanger nasce nel 2010 durante un viaggio in Scozia del mio socio Valerio con la sua ragazza Ilaria. Nei pressi dell’ostello dove soggiornavano c’era un negozio che vendeva le famose Jacket Potatoes e dove spesso si formava una gran coda. Si chiesero come fosse possibile che una patata ripiena potesse riscuotere tanto interesse, quindi la provano ma ne rimanengono totalmente delusi! Sai, gli abbinamenti non erano il massimo: mais, formaggio inglese e tonno. Nonostante questo, sorpresi dal successo del locale, si pensò subito di poter fare di meglio abbinando prodotti italiani di alta qualità.

Tornati dalla Scozia, quest’idea inizia a concretizzarsi, Valerio si iscrive ad un corso promosso dalla Provincia di Torino – MIP (Mettersi In Proprio) che prevede un servizio di tutoratggio gratuito per i giovani che vogliono aprirsi un’impresa privata. Dopo questo percorso ha chiesto a me e al mio socio Marco, che da sempre lavoriamo nel campo della ristorazione, di dargli una mano a sviluppare questo format. Noi siamo amici di lunghissima data ancor prima di essere soci: io e Valerio eravamo vicini di casa in un paese vicino Torino, mentre con Marco eravamo compagni di scuola all’istituto alberghiero.

Quando nasce l’attività e come si è evoluta?

Poormanger tira su le serrande nell’Ottobre del 2011. All’inizio eravamo in un locale decisamente più piccolo, quasi un quarto di quello attuale, ma sempre nella stessa via. Abbiamo scelto via Maria Vittoria perchè era la meno commerciale del centro e i prezzi dei locali erano più economici. Pensa che, quando abbiamo aperto, in tutta la via c’erano solo serrande chiuse, restauratori di mobili, rigattieri e rivenditori di mobili antichi. Oggi potete notare la notevole differenza.

Il processo evolutivo è stato molto lento. In giro si vedono molti ristoranti spesso impostati più sull’aspetto comunicativo che su quello di servizio e prodotto. Invece per noi è stato l’inverso: arriviamo da una formazione tecnica nel campo della ristorazione e non avevamo le capacità di impostare gli aspetti della comunicazione, per esmpio l’affitto di una pagina sul giornale, piuttosto che lavorare con i social. Abbiamo iniziato a proporre un prodotto nuovo perchè, sia a Torino che in Italia, non c’era niente del genere ed è stato difficile far capire cosa stavamo proponendo.

Per noi la spinta della comunicazione non c’è mai stata, o comunque abbiamo cominciato molto tardi ad occuparcene. La nostra grande forza è stato il passaparola. La gente è venuta a fare un’esperienza gastronomica nuova e in un luogo che si presenta in un contesto informale e giovane. Chi viene da noi ad assaggiare il prodotto spesso poi ci raccomanda agli amici e genitori ed è questa la cosa che ci ha fatto crescere, anche se in maniera più lenta.

 

Di cosa parlano le persone nel passaparola?

Prima di tutto parlano dell’originalità del prodotto che non assaggiano altrove. Per esempio, se vai a mangiare in una pizzeria, anche se buona, e lo dici ad un amico, è molto facile che se ne dimentichi perchè, appunto, ci sono pizzerie ad ogni angolo. Invece la patata ripiena è originale e quando la cerchi trovi solo noi. Inoltre, nonostante possiamo considerare la nostra come una ristorazione veloce, quasi come un fastfood, riusciamo a mantenere dei paletti saldi come quello della personalizzazione, la scelta degli ingredienti e il servizio fatto da persone. Un’altra cosa di cui andiamo molto fieri è la clientela davvero eterogenea. qui puoi trovare ragazzi delle scuole superiori, universitari, famiglie con bambini, così come professionisti in giacca e cravatta.

 

Nella creazione delle vostre ricette, come scegliete i prodotti?

Questa è la decisione più importante che abbiamo preso sin dall’inizio, cioè scegliere i fornitori. Questo ci ha permesso di stringere delle collaborazioni molto forti sui prodotti più importanti e di largo consumo, come l’extra vergine d’oliva taggisca ligure, le olive, alcuni formaggi e i pomodori secchi. Questo è il valore aggiunto che diamo ai nostri clienti, la scelta di prodotti che non arrivano dalla grande distribuzione ma direttamente dai produttori, nonostante costino quasi il doppio di quelli all’ingrosso. 

Progetti futuri?

A distanza di un anno dall’apertura del nuovo ristorante, stiamo cercando di adattarci alle nuove dinamiche. Il lavoro di noi tre soci è cambiato molto nel tempo. Prima eravamo sia il cuore che la parte operativa e pensante di un piccolo locale quasi a conduzione familiare. Ora ci occupiamo di reimpostare e ripensare al lavoro svolto negli scorsi 5 anni, formare le persone che lavorano con noi, controllare tutti i processi produttivi e monitorare il format. Il nostro lavoro oggi è molto più gestionale e abbiamo modo di dedicarci di più alla comunicazione!

Questo format a livello gestionale fa pensare a un’idea di franchising, ci state pensando?

L’obiettivo ora è ottimizzare, ma ci lasciamo tutte le strade aperte per poter fare altro nel futuro. Stiamo amministrando tutto al meglio in modo da avere i numeri e le carte per poter, un giorno, andare in un’altra città o aprire un secondo locale a Torino. Siamo in continuo aggiornamento, facciamo corsi di formazione, ci affidiamo a consulenti ecc. Non posso dirvi se ne apriremo altri 50 in città! Il progetto funziona ed è dirompente rispetto al panorama della ristorazione torinese ed italiana. Sicuramente può essere interessante portare un prodotto neutro come la patata in nuovi territori e abbinarla a prodotti specifici di quella zona. Di prospettive ce ne possono essere tante!

Tra le combinazioni proposte, qual è quella che più rispecchia la filosofia di Poormanger?

Sicuramente la patata con la salsiccia di Bra è un buon simbolo di legame col territorio e la perfetta sintesi della nostra filosofia e proposta.